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notizia inserita il 28/09/2005
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Cicale e formiche
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di mario caruso
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.....il resto lo sapete già o comunque lo immaginate
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Credo che fin da bambini, tutti abbiamo imparato quella semplice lettura che riporta un dialogo tra due insetti tanto diversi nel loro comportamento. Forse l’etologia non era ancora nata e non si era affermata come scienza, eppure la letteratura per l’infanzia aveva riportato come piccolo saggio morale la condotta sprecona della cicala che passava il suo tempo cantando e suonando mentre svolazzava incurante di fare provviste per l’inverno, al contrario la laboriosa formica portava sulle spalle tutte le provviste che poteva raccogliere per potere sopravvivere alla fredda stagione, in più doveva sopportare i lazzi perfino osceni della cicala che la irrideva per la sua smania di lavorare anziché passare il tempo a divertirsi; il resto lo sapete già o comunque lo immaginate. In Italia avviene la stessa cosa.

A sinistra abbiamo un assembramento di cicale rese più voraci delle cavallette per il lungo digiuno che stanno facendo di tutto per non essere costrette ad un altro periodo di cinque anni poiché per molte di esse sarebbe esiziale. Il loro avvento sarebbe il più grande disastro della storia d’Italia. Assisteremmo ad una iniziale spremuta dei portafogli di chi ha fatto qualche riserva, in misura certamente superiore a quella che fece il Governo presieduto da Giuliano Amato, vi sarebbe una iniziale distribuzione di caramelle agli strati più poveri della società, dopodiché dovranno fare i conti con l’economia e le sue leggi. Quelle sono leggi durissime, sono le leggi del mercato dove, piaccia o meno, la regola di base consiste nella domanda e nell’offerta.

I Governi degli altri paesi europei se ne infischierebbero di una consorella di centrosinistra e darebbero addosso all’Italia con rinnovato vigore, specie sapendo che il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti non esisterebbe più, né quello di reciproco rispetto con il presidente Putin. Nessuno di essi ha il potere di comandare il mercato del petrolio, nessuno di essi ha il potere di condizionare Bruxelles, e questo Prodi lo sa bene. Anche se in realtà egli combatteva per il re di Prussia, a sfavore dell’Italia. Ai sedicenti conquistadores non rimarrebbe altro che intonare il ritornello che quella situazione è il risultato del governo che l’ha preceduto. E poi? Quando il ritornello sarà diventato litania che cosa faranno, pregheranno Berlusconi di mettersi a fare da bersaglio permanente come quello che si usa nei Luna Park? O tireranno i remi in barca e penseranno solamente a mettere su un po’ di trippa nei lombi smagriti dal digiuno?

Ebbene, allora diciamo chiaramente che di questa Unione Europea che comanda in casa nostra impedendoci qualunque azione senza la sua pacca sulle spalle, non sappiamo che farcene. Del WTO che ci espone all’ingresso di tutte le merci prodotte in paesi terzi a prezzi per noi inimitabili neppure al 50%, non sappiamo che farcene. Di un Euro che consente tutte le speculazioni immaginabili, non sappiamo che farcene. Sono certo che molte nazioni che in questo momento si trovano con la gamba alzata per entrarvi, potrebbero essere tentati di rimettere il piede a terra e rinunziare al grande passo.

I superburocrati di Bruxelles pagati a suo di centinaia di milioni di euro l’anno dovrebbero cominciare a tremare e dovrebbero pervenire a più miti consigli, perché i loro super stipendi sarebbero messi immediatamente a rischio, compreso quello dei mille parlamentari che ci costano un occhi della testa senza produrre un fico secco. Se il nostro destino deve essere quello di non fare parte di questo circolo di snob dell’economia eterodiretta, vogliamo tornare ad essere padroni del nostro destino e dirigere la prua dove riterremo più opportuno. Per cominciare accompagneremo alle nostre frontiere del nord tutti gli immigrati clandestini che vogliono andare oltre, mentre restituiremo ai paesi di origine quelli che avevano l’unica intenzione di piazzarsi sul suolo d’Italia a spese nostre e accampare solo diritti, il giorno dopo. Sia beninteso che i paesi d’origine ci dovranno rimborsare i costi del loro trasloco in comodi aerei di linea e in piroscafi da crociera, altrimenti saranno liberi di venirseli a riprendere usando imbarcazioni migliori di quelle con le quali li hanno visti partire e si sono girati dall’altra parte mentre salpavano.

L’alternativa sarebbe il carcere per il reato di immigrazione clandestina e quello ancora più duro e prolungato per i mercanti di carne umana che qui li hanno accompagnati e gettati come rifiuti di cui disfarsi. Chi si sente più voglioso di fornire loro assistenza e cure lo potrà fare direttamente nei paesi da cui provenivano ma, solo a spese delle autorità governative di quei paesi, là dove abbonda il petrolio e il gas, quel petrolio e quel gas che viene venduto ad un prezzo sempre più salato ai paesi come l’Italia; eppure del suo ricavato, questi forzati dell’emigrazione non hanno alcuna notizia diretta né indiretta. Se gli italiani sapessero quanto costa tutto il servizio di recupero, di vigilanza, di accoglienza e di rimpatrio, griderebbero in maniera assordante.

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