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cultura
notizia inserita il 27/03/2005
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RenÚ GuÚnon: il ritorno ai principi nel declino dell'Occidente
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di Massimo Pacilio
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Note a: RenÚ GuÚnon, "Precisazioni necessarie", Il Cavallo alato
(Edizioni di Ar).

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"Ritorno alla tradizione o ritorno ai principi non Ŕ in realtÓ che una sola e medesima cosa. Ma bisogna evidentemente cominciare col restaurare la conoscenza dei principi lÓ dove essa Ŕ andata perduta, prima di pensare ad applicarli. Non Ŕ possibile ricostruire una civiltÓ tradizionale nel suo insieme se anzitutto non si posseggono i dati primi e fondamentali che debbono presiederla."

RenÚ GuÚnon viveva giÓ da alcuni anni in Egitto, dove era conosciuto con il suo nome islamico di Abdel Wahed Yahia, quando intraprese la sua collaborazione alla pagina speciale del quotidiano "Il Regime Fascista". La citazione di apertura Ŕ contenuta in un articolo del novembre '34 inviato dal Cairo per "Diorama". Un'affermazione che condensa la vocazione di un'intera esistenza, e che contribuisce a comprendere la funzione che il Maestro assolse in vita: dare chiarezza agli studi della Tradizione e precisione di direzione a quanti si sentivano chiamati a percorrerne i sentieri oramai nascosti.

Il frutto della collaborazione con Evola Ŕ rappresentato da una serie di articoli la cui pubblicazione in un'unica raccolta, nonostante l'importanza dei contenuti, Ŕ relativamente recente ('Precisazioni necessarie', Padova, Il cavallo alato, 1988), pur essendo uno dei testi la cui lettura Ŕ certamente propedeutica alla formazione di uno spirito autenticamente tradizionale.

La maggior parte degli scritti ha visto la luce tra il '34 e il '35, altri sono successivi, ma non si allontanano dagli argomenti che GuÚnon stesso aveva preliminarmente tracciato. In essi si espone, assumendo il punto di vista della Tradizione, la critica della civiltÓ occidentale moderna rilevandone gli elementi costitutivi ed offrendone un approfondimento, nel limite del mezzo espositivo dell'articolo.

Per illustrare la portata delle superstizioni sulle quali la civiltÓ occidentale aveva poggiato le proprie basi, e per chiarire alcuni elementi riguardanti le dottrine tradizionali, e sgombrare il campo da quelle confusioni che intorno ad esse erano sorte, GuÚnon accetta la collaborazione a "Diorama" richiestagli da Evola, offrendo cosý al lettore italiano la possibilitÓ di un confronto con un'interpretazione tra le meno disponibili alle seduzioni del progresso e della democrazia.Alla base della mentalitÓ moderna, chiarisce GuÚnon, vi sono delle idee la cui natura dogmatica appare fin troppo chiaramente appena le si analizzi un po' pi¨ approfonditamente.

Idee come quella di Progresso, di CiviltÓ, di Scienza, di LibertÓ, vengono assunte e trasmesse senza discuterle. Circondate da un'aura di intangibilitÓ, esse sono diffuse grazie alla strategia della volgarizzazione e dell'istruzione di massa, ipotizzando un'astratta eguaglianza degli esseri umani ed impartendo loro le medesime nozioni.....

La portata distruttiva della mentalitÓ moderna, che ha compiuto una devastazione di quell'orizzonte di conoscenze e di valori tramandati in Occidente fino al Medioevo, viene per accuratamente disinnescata quando la stessa critica si applica alle superstizioni su cui la civiltÓ moderna si regge.

Si rende possibile, con la modernitÓ, la realizzazione di un disegno concretizzantesi nello smarrimento definitivo di qualsiasi legame con la Tradizione, fino a giungere al punto di deformare le stesse manifestazioni tradizionali, cos" da impedire, a coloro che si sentono indotti a seguirle, una condizione di reale avvicinamento ad elementi di ordine trascendente. Questa situazione, che col trascorrere del tempo assume una portata sempre maggiore, investendo tutte le civiltÓ esistenti, richiede ancora pi¨ fortemente la necessitÓ di un chiarimento; diventa indispensabile, al punto in cui sono arrivate le spinte antitradizionali, armarsi di quegli strumenti intellettuali capaci di operare quella giusta discriminazione tra ci che appartiene alla sfera della Tradizione e le deformazioni ingannevoli promananti dall'anti-tradizione.

L'elemento che contraddistingue il periodo finale della crisi dell'Occidente moderno, secondo GuÚnon, Ŕ senza dubbio il prevalere delle concezioni individualistiche. Alla base delle idee su cui la civiltÓ moderna si fonda Ŕ possibile riscontrare un denominatore comune, rappresentato dalla negazione di tutto ci che Ŕ superindividuale. La prima forma di negazione riguarda la conoscenza stessa, che viene privata della possibilitÓ di attingere la veritÓ nel momento stesso in cui si respinge l'esistenza di un'intuizione intellettuale. Negando quest'ultima, infatti, si nega necessariamente l'intero dominio della metafisica, che nella filosofia moderna finisce per assumere i connotati di una teoria del tutto personale, frutto dell'immaginazione del filosofo, il quale, afferma GuÚnon, per amore della fama pu˛ dare pi¨ valore all'invenzione di un nuovo errore che alla ripetizione di una veritÓ gi espressa da altri.

Il cosiddetto intellettuale moderno, infatti, ama la proliferazione di teorie sempre nuove, e cos" tra le sue nozioni trovano posto le contraddizioni pi¨ evidenti. Il filosofo, pi¨ di ogni altro, appare a GuÚnon come assorbito da un'attivitÓ rivolta unicamente alla delineazione di una teoria originale, di un insieme chiuso di ipotesi tese a spiegare in maniera assolutamente personale il mondo e l'uomo, per legare il suo nome a questo nuovo "sistema". La riduzione della sfera della conoscenza ad una questione di celebritÓ individuale e il bisogno di originalitÓ perseguita febbrilmente rappresentano due tra i segni di un'agitazione mentale che diventa, col passare del tempo, sempre pi¨ facilmente riscontrabile. Pi¨ ci si avvicina alla fine del ciclo storico dell'Occidente pi¨ i tempi accelerano il loro corso. Una frenetica smania di cambiamento, di innovazione, di abbandono del passato permea ogni attivitÓ dell'uomo moderno.

La conseguenza della perdita del riferimento superindividuale Ŕ nella dispersione nel molteplice, che ne costituisce l'effetto ultimo. I contorni di quest'orizzonte, su cui l'umanitÓ si affaccia per la prima volta, sono rappresentati dalla nascita di quelle scienze che, abbandonando finanche il dominio quantitativo, si rivolgono alla psiche, liberando quelle forze infere che la mentalitÓ moderna, col suo materialismo, ha disconosciuto solo temporaneamente. Dietro il cosiddetto "spirituale", scrive GuÚnon in un articolo del '37, si celano forse gli ultimi pericoli di una forma di conoscenza che ha rinnegato il sopra-razionale, i pericoli del rovesciamento della spiritualitÓ autentica. Se all'origine della civiltÓ moderna noi troviamo delle forme di semplici negazioni, di cui l'individualismo rappresenta l'origine comune, al termine della parabola involutiva di una tale civiltÓ si rivelano dei percorsi gi contenuti implicitamente in quelle negazioni; in luogo della dichiarata inesistenza di un'unica veritÓ universale, elemento distintivo della fase iniziale dello sviluppo delle scienze, ci avviamo verso il capovolgimento della veritÓ.

Ad un mondo che si vantava di una irrimediabile chiusura nei confronti della trascendenza viene cos" sostituito un mondo aperto esclusivamente alle spinte procedenti dagli stati inferiori dell'essere. Eppure, un modello interpretativo veramente profondo e completo, che ci consente di cogliere il significato dei rivolgimenti cui assistiamo, proviene, secondo GuÚnon, proprio dalle dottrine tradizionali, che descrivono i caratteri dell'etÓ finale dell'umanitÓ in maniera sorprendentemente analoga a quelli specifici dell'epoca moderna.

L'Occidente sta attraversando la sua crisi finale, un'etÓ di tenebre dello spirito dove tutte le possibilitÓ ancora inespresse nelle epoche che conservavano dei legami con gli stati superiori dell'essere, prendono forma e sostanza. Una civiltÓ in grado di rovesciare i tradizionali rapporti gerarchici per sostituire alla primarietÓ dell'intelletto la centralitÓ del subconscio, alla conoscenza metafisica l'illusione di una pseudo-conoscenza dispersa nella molteplicitÓ instabile e indefinita, alla serenitÓ dello spirito l'irrequieta labilitÓ di un perenne disordine mentale.

Si comprende, allora, sempre alla luce delle dottrine tradizionali, il senso di una discriminazione, quella tra gli "eletti" e i "dannati", tra coloro che compiono quella strada verso la reintegrazione nello stato originario e coloro che, affidando alla materia il loro spirito, smarriscono se stessi, per diventare poi veicoli degli stati inferiori dell'essere e diffondere nell'umano ci che appartiene al subumano, agli inferi.

Potrebbe risultare del tutto inutile, a questo punto, indurre a tali riflessioni, chiarire la direzione di marcia da seguire per non smarrirsi nella molteplicitÓ della contingenza, ricollocare nei giusti rapporti la conoscenza autentica dell'universale e quella transitoria e fallace del relativo, se alla fine ci troviamo di fronte ad una necessitÓ di ordine escatologico cui non Ŕ possibile sottrarsi.

Le parole di GuÚnon in proposito sono chiare: il libro che si pone come fine quello di suscitare interesse verso il punto di vista tradizionale, pur non potendosi sostituire ad una conoscenza di ordine metafisico, rappresenta comunque un punto di appoggio per un lavoro interiore, una via nel mondo capovolto del disordine mentale, per sviluppare le proprie possibilitÓ interiori e per poter quindi costituire quella Úlite in grado di restaurare l'ordine di un nuovo ciclo quando quello attuale avrÓ raggiunto la sua fine.

L'Autore di questo scritto, Massimo Pacilio, ha pubblicato per le Edizioni di Ar:
Conoscenza tradizionale e sapere profano. RenÚ GuÚnon critico delle scienze moderne.

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