CROCIFISSO. DALLA SENTENZA AL RICORSO, I PASSAGGI DELLA VICENDA

di liu-dire


Risale allo scorso 3 novembre la sentenza della Corte europea dei Diritti dell'uomo che ha detto 'no' all'esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche. A fare ricorso era stata Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che aveva cominciato la sua battaglia a scuola, nel 2002, quando i suoi due figli frequentavano l'istituto Vittorino da Feltre di Abano Terme, Padova. Inutilmente, la mamma aveva chiesto alla dirigenza scolastica di far togliere i crocifissi dalle aule in quanto lesivi, secondo lei, della liberta' religiosa dei bambini e delle loro famiglie. Dopo i 'no' della scuola il ricorso ai giudici, prima (invano) in Italia, poi, nel 2006, a Strasburgo. Lo scorso novembre i togati della Corte europea dei Diritti dell'uomo hanno dato ragione alla Lautsi, affermando che la presenza dei crocifissi nelle aule costituisce "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e viola anche "il diritto dei loro figli alla liberta' di religione". Per i giudici "non e' possibile non notare" i crocifissi nelle aule, che possono condizionare gli alunni. E se questo condizionamento puo' essere di "incoraggiamento" per i bambini gia' cattolici, puo' invece "disturbare" quelli di altre religioni. Il governo italiano ha annunciato subito il proprio controricorso che e' partito il 29 gennaio 2010, e' stato accettato lo scorso 2 marzo e sara' discusso domani dalla Grande Camera della Corte.
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